giovedì, 06 marzo 2008
"Ti ricordi quella luce bassa?Quelle nostre ombre che nella semi oscurità erano una sola?
So che ora,non te lo ricordi.
So che non te lo potrai più ricordare,ormai si scava solo per seppellire,non per ricordare.
Come riusciamo a perdere in fretta tutto il bello che ci portavamo dietro.
Se hai premuto play,comunque,vedendomi qui,nella stessa luce forse qualcosa ricoderai.Lo spero almeno.
Almeno ci ho provato.
Lo so,dirlo così,con una serie di immagini che si muovono,con la mia voce che non esce dalla gola,forse può sembrare strano.Ma è l'unico modo in cui riesco ora.
E' anche l'unico modo con cui sono sicuro che poi ricorderai.Le immagini,le foto,sono le uniche cose per cui abbiamo un timore riverenziale.Mettiamo dentro loro tutte le nostre emozioni.
Che poi così sono più facilmente condivisibili,non sai mai che poi qualcuno non ti creda.Le foto ti danno subito un quadro di tutto.non devi perdere tempo a pensare.Che andiamo tutti così di fretta che per ricordare non c'è più tempo.
Mi viene da sorridere ai tempi in cui bastava che tu raccontassi le storie,che si raccontavano sempre diverse,sì forse mentendo qua e là,ma almeno assumevano quei contorni che le foto non hanno.
Almeno,dico,non le ascoltavi solo con le orecchie.
Ecco io vorrei un giorno raccontarla la nostra storia.La storia del nostro niente.Non avevamo mai avuto modo di definirla,che è un male.Perchè poi,quando non hai più una cosa che non ha nome,diventa impossibile andarla a cercare o ritrovare.
Semplicemente se ne va.E' senza peso,può vagare ovunque mossa dalle correnti interstellari o da qualsiasi altra ragione.
Ora io lo so che non la ritroverò mai più,in nessun luogo del mondo.
Ma ho deciso di partire ora,non per cercarla,ma solo per trovare dei modi per raccontarla.Certo,non ci saranno mai parole che si adattano alla perfezione a quei contorni così irregolari.Ma voglio poter provarci.
Ho scelto di andarmene ora,perchè sai febbraio è il mese strano per eccellenza.
Lo sai che febbraio è il mese,x le statistiche,con il maggior numero di suicidi?
Mi sono sempre chiesto il perchè.Forse perchè è un mese insicuro e la gente non vuole perder tempo con le persone o le cose insicure.
Che febbraio sai quando inizia ma non sai quando finisce.E'sempre stato così,il mese dove incastri le cose che son state di troppo durante gli anni.
E io credo di esser stato di troppo.In tutto.Per le regole del gioco,per come sono fatto,per tutto insomma.
Anche dirtelo così,dal televisore,probabilmente è di troppo.
E allora vado,giuro di me non sentirai mai più parlare.
Non avrai più mie notizie,potrai vivere finalmente senza il mio peso,e spiccare il volo per qualsiasi cosa tu voglia fare.
Forse di sfuggita,sentirai di storie,solo storie e niente più,al cui interno ci saranno,magari,pezzi che potranno sembrare tuoi.
Non arrabbiarti però.Prova a vederci dentro,prova a vedere se quell'insieme di lettere assomiglia a qualsiasi cosa.
Perchè un altra brutta qualità del niente è che puoi vederci dentro tutto.Non ti chiedo allora di vederci quello che ci vedevo io.Solamente di sforzarti,prima che la vita ti faccia vedere tutto con la stessa luce,per distinguerci qualche riflesso,chiaro o scuro che sia,in questa luce.
Io ci vedo sempre troppa luce dentro,e ogni giorno diventa di più,raggiunge livelli di purezza maggiore,come una supernova che esplode.
Per me ormai è troppo luminoso e forte per restare."
da accompagnare con Videotape-Radiohead
lunedì, 17 dicembre 2007
C'era una volta,in un paese una città.Questa città era tagliata,sì proprio tagliata con tutto quello che si porta dietro,da un fiume.
Il fiume separava così le due parti dei questa città.Una delle ricorrenze che faceva vivere la città era il famoso salto del fiume.
Ogni anno l'Atleta portava a termine il salto del fiume.
La sua rincorsa partiva da lontano,attraversava tutte le strade principali della città,dove tutto era luminoso e splendente.Le persone affacciate alle finestre ogni anno guardavano con occhi sgranati l'Atleta compiere il suo rituale gesto.Il momento in cui,dalla sponda destra staccava il piede era accompagnato da vivo terrore,sopratutto nei cuori dei più piccoli,che esplodeva poi in un grido di gioia quando l'Atleta atterrava sulla sponda sinistra.
Era così ogni anno.Da sempre.Sarebbe dovuto andare avanti così.Per sempre.
Un anno però successe una cosa strana.Nel momento in cui l'atleta si staccò dalla riva destra,mentre tutti i cuori battevano allo stesso rimo alterato dalla tensione,ecco prima che esplodesse la gioia dell'avvenuto salto,il piede dell'Atleta sfiorò l'acqua,producendo poco più che due onde,cose da non preoccuparsi.
Nessuno ci fece molto caso.Il sindaco della sponda sinistra disse all'atleta:"Quest'anno devi esserti allenato di meno,per un attimo hai rischiato di cadere in acqua."
L'atleta rispose:"Mi sono allenato come mi alleno sempre."
L'anno dopo,al ripetersi del festoso evento la punta delle scarpe dell'atleta toccò in maniera più netta la superficie dell'acqua.
La preoccupazione si dipinse sul viso di tutta la popolazione.Via via,ogni anno che l'evento si ripeteva era sempre più la grande la difficoltà dell'atleta.Fino a che un anno,tra lo stupore di tutta l'intera città,l'Atleta cadde in acqua.Quello che stava accadendo era perciò evidente a tutti...La parte di sinistra si stava lentamente allontanando.Ogni anno centimetri andavano a separare le due città
Nella città di destra viveva una bambina.La finestra della sua camera dava proprio sul fiume,e ogni anno aveva guardato dalla sua camera l'Atleta compiere il suo gesto.Ma dalla sua camera correva pure un filo,ce arrivava fino alla finestra della camera di un bambino che abitava nella sponda sinistra.Era il loro telefono.Agli estremi di ognuno vi era attaccato un barattolo.Le loro sere estive passavano così,a parlare da una finestra all'altra,con in mezzo il fiume.
Più passava il tempo però,più le sponde si allontanavano.Avevano allora dovuto legare pezzi aggiuntivi al filo.Lo spago che usava il nonno per tenere chiuso il suo diario,la corda della tenda,il filo del telefono,la cordicella della doccia,il filo dello jo jo che tanto piaceva al bambino,la corda della bambola parlante della bambina.Nel frattempo i ponti che collegavano le due città crollavano i fili dell'elettricità si spezzavano,ma i bambini continuavano a parlare.Avevano molto da dirsi ma sempre meno filo per farlo.
Un giorno la bambina,guardando dentro il binocolo che gli aveva regalato il padre per natale,quasi non vedeva più la faccia del bambino.
"Faccio fatica a sentirti ormai."aveva detto la bambina."Se necessario urlerò",disse il bambino.
Un giorno,quando ormai tutte le corde possibili erano state legate nel filo,il bambino chiese alla bambina di dirgli:"Ti amo".
La bambina non pensò a chiedere perchè,a dire che era una sciocchezza,o che loro fossero troppo giovani per l'amore,disse solo dentro al barattolo:"Ti amo"
Le sue parole viaggiarono attraverso le corde della chitarra del bambino,la corda della bambola parlante,il filo dello jo jo,il filo delle tende,dello spago che teneva chiuso il diario del nonno fino ad arrivare al bambino,che prese un coperchio e chiuse il barattolo.Lì dentro stava l'amore della bambina per lui,lo prese e lo mise in cima all'armadio.Non avrebbe mai potuto aprirlo per sentirlo,perchè altrimenti sarebbe uscito,ma a lui bastava sapere che era lì.
Il bambino e la bambina non si parlarono mai più.La parte sinistra si allontanò sempre più staccandosi e dirigendosi verso il mare.Molti giurano questo non sia vero,ma alcuni esploratori giurano di averla vista muoversi tra i freddi ghiacci del polo sud.
La città,ormai disabitata,conserva ancora,nella casa sul fiume che non c'è più,dentro ad una cameretta,sopra all'armadio,un barattolo.
Gelosamente tenuto chiuso.
venerdì, 16 novembre 2007
" Che senza di lei io semplicemente crollo"
Che detto così,fuori luogo o fuori tema,lo so,nessuno ci presterebbe caso.
Ma forse è perchè nessuno l'ha mai capito bene Luca.Io non è che lo capivo molto,ma capivo cosa sentiva,e per uno che aveva fatto delle leggi della statica e della dinamica le sue maestre era semplicemente la verità.
Che Luca a vederlo era uno strano.
Dire che era magro era un eufemismo.Luca era scavato,era uno di quelli che diresti con 12 kg in più sarebbe normale,invece quei 12kg di troppo se li era bruciati,mangiati,a lui che non riusciava a stare mai fermo e piaceva tanto correre.A voler fare un paragone Luca era magro come sono magri e scavati quegli alberi nodosi,che se ne stanno solitari su una collina,con la bruma sotto.Che se Luca lo vedevi in contro luce ti sembrava un palo,che forse,ti veniva da pensare,aveva veramente bisogno di qualcosa che lo tenesse sù,che al prima soffio di vento poteva venir giù.
In realtà Luca aveva imparato ad esser albero nodoso,aveva adottatto la tattica che usano gli alberi per resistere al vento della vita.Luca li sapeva i segreti dell'equilibrio,e quindi come gli alberi lasciava cadere tutto.Si teneva solo quelle due tre cose,un sogno o un ramo che andassero un pò verso l'alto,che bastavano.Così quando il vento soffiava forte,su Luca il vento non soffiava,passava.Non c'erano punti dove potesse spingere.Questo era l'equilibrio di Luca.
Era questo il segreto di Luca,come lui si muoveva per il mondo,senza lasciarsi nessun punto dove il resto potesse spingere.Lo vedevi frenetico,fare 2 cose per volta,fare più di tutti,e alle volte era così veloce che proprio non avresti saputo in che punto andare a spingere.
Sia chiaro,nel caso in cui lo volessi far cadere.
Che insomma Luca,anche nelle peggio situazioni in cui si era messo(da quando tornava dal Lago ubriaco,a quando si trovava in terre straniere senza soldi)ce lo trovava sempre il modo di uscire.Per questo molti forse non ci badavano quando diceva che crollava,che lui non ce lo aveva più quell'equilibrio.
Perchè sì,Luca lo sapeva,quando l'aveva conosciuta aveva capito di fare un errore clamoroso.Ma l'aveva fatto,aveva iniziato a contare.Era come un bambino che ha paura del buio che si chiude in camera.E' terrorizzato,inizia a contare,sa che la paura non se ne andrà ma vuole vedere fino a quando riesce a durare.Perchè Luca che correva sempre e lasciava tutto indietro con lei si era fermato.E aveva deciso di appoggiarsi,ci aveva messo tutte le sue radici.Che se le ricordava ancora le leggi della fisica certo,che lo sapeva che quello non era il modo giusto di stare in piedi, ma aveva deciso cha anche se non era giusto scientificamente era giusto per lui farla diventare il suo appoggio.Nessuno se ne era accorto,ma Luca era entrato,al buio,e aveva iniziato a contare...Ci sarebbe stato il giorno,preciso,con data e ora regolate secondo un fuso.Doveva solo aspettare,e sperare diceva lui..."che i numeri son tanti da contare,alle volte finiamo prima noi".
Perchè anche se nessuno se ne era accorto Luca sapeva già tutto, ma non gli importava,voleva solo restare lì,appoggiato a lei,con il suo equilibrio instabile,ad aspettare che il mondo facesse quello che doveva fare.
Che si sapeva,alla fine i conti arrivano sempre,ma Luca era sempre più furbo per tirare fuori pure due amari prima di pagarlo il conto.Che alla fine i giorno era arrivato,che Luca lo aveva capito subito.Si era segnato data e ora per la Storia,che a lui in realtà gliene importanva na sega della storia.Mentre lei si avvicinava per parlargli lui aveva già iniziato a sentire nelle sua testa le sue parole.Andava fuori tempo(un pò come loro,che quando stavano insieme erano già dove volevano,senza parlarsi ma solo ridendo).
Nel giro di pochi secondi,lui che aveva sempre avuto a credere che lei fosse la sua più bella cosa mai successa,aveva deciso di provave l'impossibile.
Quando nella sua testa lei aveva finito di parlare,aveva fatto i conti,gli restavano ancora venti secondi buoni prima che lei smettesse di emettere parole.E allora in quei venti secondi si era stampato tutti i suoi più bei dettagli,i minuscoli movimenti della sua bocca(Che sulla mistica abilità di come lei riuscisse ad accartocciare,sì proprio accartocciare,le labbra di un broncio e farlo diventare un sorriso avrebbe voluto scriverci dei libri e dei trattati),il movimento dei suoi occhi,il suo respiro.
Poi lei aveva finito di parlare,e si era semplicemente(come in tutte le cose più brutte)girata ed avviata verso la porta.Ed è qui che Luca,che ne sapeva di fisica,ha provato l'impossibile.
Che l'equilibrio è anche la situazione in cui tu stai al minimo della tua energia potenziale,che la stabilità pone sempre problemi agli alti traguardi.
Si era semplicemente messo faccia a terra(lui che aveva passato i giorni suoi più belli a guardare Just dei Radiohead dal dvd che lei gli aveva regalato)e aveva guardato le suole delle sue scarpe ,da sotto la fessura della porta,allontanarsi.
Avrebbe continuato a guardare sotto quella minuscola lama di luce,ad aspettare che lei tornasse.Per dirgli che qualsiasi cosa era successa non importava,che per lui il mondo si era fermato in quell'istante.Per terra si era accartocciato,proprio come il suo broncio,mettendosi le ginocchia strette sotto il mento,in una posizione fetale,come fosse nello spazio profondo.Avrebbe aspettatto che lei tornasse a riaprirlo,a sciogliere le sue dita intrecciate,a srotolarlo come un tappeto.
Questo era l'impossibile,il modo che aveva scelto Luca.Che se anche da sotto quella fessura passavano le bollette,che se i suoi capelli e la barba crescevano,che se cambiavano le mode,che se i suoi gruppi preferiti si scioglievano,lui stava lì ad aspettarla.Aspettave che tornasse ad aprirlo come il regalo di Natale.Che tutto poi sarebbe allora ripartito da lì,dal minimo della sua energia potenziale.
Il problema vero,per Luca che conosceva la fisica ma meno conosceva il mondo,è che tutto il resto non era d'accordo con lui.Le cose del mondo non si sarebbero fermate per lui,le bollette che passavano da sotto la fessura si sarebbero dovute pagare lo stesso,che i suoi vestiti e la sua barba,piene di polvere,sarebbero dovute andate adattete e rimesse a nuovo coi nuovi standard.Allora Luca capì che era tardi,che il Mondo,quando provi a fare delle cose impossibili,mica ti aiuta.
Che lui l'aveva capito....ma era solo così che poteva farlo.
venerdì, 19 ottobre 2007
"Ho così tante cose da citare che non so cosa volevo dire in realtà"
"......ma dovevamo parlare di me dei miei problemi,ricordi?"
"sì,è che cioè,no...capisci?no vedi non capisci,pensi sempre che debba esserci al fottuta attenzione del mondo verso di te...e io qui a ripeterti che quando vuoi ci sono!"
"ma vedi è questo,fammi finire di parlare....nessuno mi fa mai finire di parlare,sono tutti i vecchi nonni che a metà frase ti dicono "si perchè anch'io....." "
"mi spiace che non riesci a capire che per me,per noi sei importante....che insomma,cioè...ma poi perchè devi complicare tutto?sarai mica solo te depresso a sto mondo??"
........(passa del tempo e della gente nel mentre)
"portami al bar,che almeno mi faccio una bottiglia,così tu puoi continuare a parlare..."
"E adesso non ricominciare con sta storia del bere,che lo fai solo per farti vedere,che al giorno d'oggi mica si è più come vent'anni fa,che se ti prendeva la disperazione iniziavi a bere....che poi scusa,da dov'è che viene tutto sto male di vivere?che mica mi ricordo da dove eravamo partiti......."
Frase del giorno:
Don't leave yourself alone for too many days... Sooner than you know your gonna start slipping...we better get a drink in you before you start to bore us
mercoledì, 18 luglio 2007
Mi chiamo Francesca.Sono stata Francesca in tanti modi,di tanti tipi.Francesca la bella,Francesca la brava,Francesca la fidanzata e Francesca la fortunata.
Adesso non fa più differenza che Francesca sono.Ho così tanti ricordi,così tante cose sulla pelle.Il duro del legno sotto la schiena mi ricorda la volta che mi ero chiusa nell'armadio.Mi ero chiusa dentro perchè non volevo più vedere la luce del sole,non volevo più parlare con nessuno.
Mi ero rintanata nel buoi,avevo 5 anni,e ne avevo meno paura rispetto a quello che era il mondo fuori.
Troppe parole,e a me non piaceva parlare,troppi suoni,tutto era troppo per ma,Francesca la piccola.
Crescendo avevo imparato che per stare bene con gli altri non era necessario stare bene con te.Quando venni eletta regina della scuola al secondo anno del liceo tutto intorno era colore e rumore.
Dopo la premiazione,dopo il ballo con Matteo,il più bello della scuola,mentre vomitavo in bagno,mi domandavo dove volevo andare,dove stavo andando,dove il mondo voleva andassi.Ma non serviva,i sorrisi successivi,tutto quello che mi dicevano serviva ad anestetizzarmi dal moment del risveglio fino a poco prima di dormire.
Il panno che ho sulla faccia è sporco,con alcuni buchi che lasciano passare la luce del sole.Mi ha sempre affascinato lo spiraglio di luce che attraversa un foro.Una volta in biblioteca mi ero messa a spiare un ragazzo.Era strano,non lo spiavo perchè mi piacesse anzi.Era tra i più sfigati della scuola,sempre solo,non faceva altro che leggere strani libri,sempre in biblioteca,con una faccia dove sembrava dipinta la fatica e l'angoscia di portare tutti i problemi del mondo sulle sue spalle.
Non ci avevo mai parlato,però ricordo che quando lo spiavo attraverso gli scaffali,coprivo raggi impercettibili di luce,e probabilmente lui se ne accorgeva,ma era talmente strano che nemmeno il fatto che Francesca la reginetta lo spiasse lo distraeva.
Ci sono delgi scossoni ora,trema tutto.Alle volte il mondo,la terra tutto sotto i piedi ti trema,se non sei abastanza forte crolla,e poi non restano che pezzi.
Come il giorno,poco prima della maturità,che svenni.Venni ricoverata in clinica,la mai era una sindrome di anoressia,mescolata con tendenze al suicidio a quanto dicevano i dottori.
D'un tratto tutte le Francesche erano lì a pezzi,tra le mie mani che aspettavona di essere ricomposte.Ma erano puzzle diversi,nessun pezzo trovava il suo corrispettivo.Perchè quello che eravamo non lo saremmo più potuto essere.Sola,in clinica,non ero più nessuna di quelle Francesche,l'unica Francesca di cui si parlava nel bar della città,attraverso le strade e i motorini ai giardini era Francesca la pazza.
Mi faceva ridere.La mia canzone preferita era sempre stata Crazy Mary.
Quando ero in clinica nessuno si è preoccupato di venirmi a trovare,di telefonarmi,di niente.Ho imparato sulla pelle che la bellezza dei nomi è che si attaccano e si staccano con una facilità impressionante.
Solo un giorno,mi è arrivato un pacchetto.Dentro c'era un libro.Era un libro che non avevo mai letto prima,un libro strano.Dentro c'erano delle cose a cui per tanto tempo non avevo più guardato.Parlava di un ragazzo,della storia della adolescenza,di come il ragazzo aveva imparato a volare.Lo lessi e rilessi,fino alla follia,anche se detto in quel luogo suonava tremendamente ironico.
Non sapevo chi me l'avesse mandato,anche se sognavo giorno e notte che fosse stato il ragazzo della biblioteca.
Adesso che sono così lontana è così strano parlare di tutto questo.Lascio penzolare la mano fuori dalla barca,sento l'acqua fredda del fiume che mi passa tra le dita,come stamattina,in clinica,quando il dottore è entrato.Avevo le mani sotto l'acqua gelida del rubinetto,vicino alla porta,così vicina da passarci attraverso appena lui si era avvicinato alla finestra.Il cuore non mi batteva a mille mentre mi nascondevo dietro alla porta dello sgabuzzino,prima di ri-uscire ed andare verso la scala antincendio.
Le orecchie non volevano ascoltare il rumore delle voci,metri e metri più indietro di me nel bosco,era tutto attutito,intorpidito dal freddo,anche il rumore del treno che andava a coprire le voci degli inservienti.
E così,un pezzo dopo l'altro sono qui,con questo freddo nelle mani.
Le loro voci si fanno più vicine,le voci del mondo che c'era prima.Se solo riuscissi a sentirli,ora forse gli crederei.Ma lasciando indietro tutto quello che credevo importante ormai vedo a fatica le loro faccie,qui nell'aria leggera.
Quasi non distingo più le loro faccie,su cui ora è dipinto del vivo stupore,quasi vedessero ua persona volare,quasi fossero loro i pazzi....
Luce,un mare di bianco ed azzurro,ci voleva veramente così poco?
venerdì, 08 giugno 2007
"Resta ferma per un secondo,ancora un attimo...fammi finire di attacare il fiore al tuo colletto..."L'atmosfera è asfissiante.
I pochi raggi di sole che passano attraveso le persiane rivelano particelle di polvere che compiono le loro danze.Tutto è così staticamente in movimento.Le pale del ventilatore sul soffitto producono un impercettibile rumore,che va a fondersi con il ronzio della televisione.Sembra quasi di entrare dentro ad un quadro antico.
Sarà così per sempre?Non lo era e non lo sarà.
Vi sono leggi che non possono essere infrante in questo mondo.Forse nel prossimo in cui saremo,ma in questo no.Per il fatto che tutto tende ad allontanarsi,disperdersi perdere di calore,per il fatto che l'universo è dominato da questo equazione del pessimismo..per questo lo sto facendo...
L'aria all'interno della stanza è calda,molto calda,così calda che forse anche le mosche che ronzano fanno fatica a fare quello che devono fare..
Il filo del telefono pende,staccato,dal tavolino..Mentre vado verso la cucina per un attimo sembra quasi un cappio.
Mi guardi fare quello che faccio,con il tuo braccio stanco che penzola dal bracciolo del divano.Ti guardo,i capelli che scendono verso il basso tirati dalle mani della gravità.Nemmeno l'aria del ventilatore riesce a farli muovere.
Penso alla prima volta che ho visto quei capelli,penso alla prima volta che ti ho guardato negli occhi,alla prima volta che ti ho abbracciato.
Tutte queste belle sensazioni sono ora sfilacciate,sono lì ma non lo sono.Ho provato a stringere la mano,ad attaccarmi a loro ma sono scivolate via come sabbia tra le dita..
Sciolgo il contenuto della bustina nel bicchiere,il tintinnio che il cucchiaino produce urtando il bicchiere sembra quasi una campanella scolastica..Quella che attendi per tutto l'inverno,che ti regala la leggerezza delle vacanze estive.
Mi siedo sul divano,accanto a te.Guardo il tuo fiore.
Sembra impossibile come le cose belle possano rovinarsi così facilmente.Riesco quasi a sentire il fruscio della polvere che urta le onde elettromagnetiche che escono dal televisore...Mando gù tutto di un sorso il contenuto del bicchiere e lo appoggio sul tavolino,vicino al telefono.
Faccio un grande respiro,lascio che il mio sguardi sfioiri tutto quello che c'è attorno a noi nella stanza..Faccio tutto lentamente mentre la vista si annebbia..
Ora è tutto offuscato,solo il fiore sul tuo colleto splende...
Come un'alba estiva,in riva al mare..Vorrei sentire per un ultimo lunghissimo istante il tuo respiro.
Il divano,via via che la forza abbandona i miei arti,si adatta a me.
Non mi si riuscirebbe a formare un sorriso ora,perchè non c'è nemmeno sulla tua faccia il sorriso..
Ora tutto è blu,tutto è fermo forse..
Resteremo qui dentro...fino a che qualcuno non ci troverà..immersi nella nostra bellissima storia.